Intermezzo musicale? Si, forse. Sicuramente intermezzo nei miei pensieri di sempre, nella mia quotidianità, piacevolmente voluta, scandita da gesti uguali, rassicuranti, disperatamente cercata, quando senti che alcune certezze si sfaldano. Intermezzo vissuto un sabato mattina di novembre, inondato di sole. E certo, è l'estate di San Martino. Ci siamo fatti vecchi, ma gli occhi sono sempre quelli, pieni di luce, del piacere di rivedersi. Quattro chiacchiere, una cioccolata calda, dolcissima, sorseggiata guardandoci negli occhi, la consapevolezza che meglio essere amici oggi, che niente domani. Intanto ascolto Giorgia: Per fare a meno di te.... Sono circa trentanni che ci provo. Direi che ci sono riuscita.
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Alzarsi la mattina che hai ancora
sonno e sentirsi piena di energia e con la voglia di cambiare il mondo
accorgersi che il mondo non lo puoi cambiare, perchè nella tua scuola
piove, non hai nemmeno un cestino per la carta straccia e nemmeno il
gesso...mentre ci sono scuole dove si abbelliscono i davanzali con i
ciclamini; ordinare un doppio caffè al ragazzo del bar...caffè che
berrai senza zucchero e in piedi, tra bambini che ti girano in tondo e
che vogliono assolutamente disinfettarsi le manine...nere, che non
lavano dal mattino precedente; cercare di coinvolgere i tuoi alunni,
spiegare che è importante scrivere senza commettere errori di
ortografia, mentre lei, Giovanna Ivana...che si ostina a farsi chiamare
così, continua a scrivere "rugnone" per riunione; e intanto Giovanni ti
dice in un orecchio " Per forza le bambine sono più brave a
scuola....quelle non hanno pensieri..." e tu lì che ti chiedi, che
diavolo di pensieri avrà mai per la testa quell'angelo biondo, che fa
già impazzire tutte le bimbe della classe... mandare un pensiero volante
alla Gelmini...non proprio simpatico, perchè con la riforma, lei la
chiama così, non ci sono contemporaneità, nè collaboratori.. il
corridoio è deserto....e tu vuoi correre al bagno e ti chiedi: Ci vado
con tutti gli alunni? Rischio, faccio una corsa e torno? E intanto
questi si ammazzano. Mi porto i più terribili? La campanella deve
coglierci di sorpresa, diceva un mio dirigente...io non la sento
proprio...esco sempre dopo che tutti sono andati via e mi vergogno
terribilmente...e pensare che vogliono mandarci in pensione a 65 anni.
A casa! Dolce casa! Le tazze della colazione nel lavello...devo mettere
la pentola dell'acqua sul gas, il sugo è pronto, i letti da rifare, le
porte da pittare...verdi, si un bel verde chiaro, "salice" che mi
rilassa mentre le dipindo e mi rilassarà quando le pulirò... no, le
porte no, ho il rientro a scuola nel pomeriggio: dobbiamo decidere cosa fare a scuola per Natale. Vogliono togliere il Crocifisso dalle aule...e aboliamo pure il Natale che non sanno che tormento è per le maestre! |
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Prima dei telefoni i balconi, si usciva fuori e si mandava a dire. Erano lo sfogo della casa, le ragazze non uscivano a spasso tranne per la funzione, la domenica. Però stavano in vista sul balcone, passava il giovanotto, un fiore conficcato nell'occhiello, una sbirciata a scippo, l'intesa fulminata, telegramma spedito con le ciglia. Al balcone tra i vasi la ragazza dipanava un gomitolo, ricamava a telaio, fingeva di pungersi con l'ago per liberare gli occhi messi in giù. Mia nonna si fidanzò al balcone. E mia madre, d'estate, dopoguerra, con altri amici esce sul balcone per il fresco e un uomo, ventottanni, sedutosi vicino le chiede di sposare. Provengo dall'incontro di loro due là fuori, a Mergellina, col cielo giocoliere del tramonto. Ma da un altro balcone s'era affacciato pure l'impettito a dichiarare guerra, sporgendosi rapace e pappagallo sulla folla ubriaca di se stessa. Era meglio se usciva alla finestra e meglio ancora se teneva chiuso, così non si guastava la storia dei balconi e dell'Italia del millenovecento. (Erri de Luca, da L'ospite incallito)
Vi
propongo questi versi di Erri de Luca, autore e poeta che tanto amo,
perchè mi hanno divertita tantissimo. E certo l'amore, questo
sentimento così importante, ha cambiato nel tempo, il
suo modo di manifestarsi. I balconi, le finestre, nel primo novecento
sono stati testimoni di amori nati quasi furtivamente, da una sbirciata
tra feritoie e vasi di fiori. Tutto molto romantico... E
poi i balconi come testimoni della Storia. E qui....stendo un velo
pietoso...anche se mi viene da pensare che ognuno trova il modo più
consono e più adatto ai tempi, per arrivare alle folle... |
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Ci
sono sogni difficili da lasciar andare, ma poi si aprono gli occhi, ci
si ritrova svegli e la realtà che era sfumata nel torpore riappare tale
e quale. La realtà a volte è dura, ma è solo da quella che si può ricominciare.
Uffa....domani è lunedì!!!! |

Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lassciarlo e seduti, alla porta del tempio, accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Perchè se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro,
se non potrà sfamare l'uomo del tutto, e se spremete l'uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E se anche se cantate come angeli, ma non amate il canto,
renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte.
da "Il profeta" di Gibran
Ho
imparato da mio padre ad amare il lavoro. Papà era un capo cantiere
edile...muratore, dall'età di 16 anni. Ha lavorato con tenacia, senza
mai lamentarsi della fatica. Mai un giorno d'assenza, pochissimi giorni
di ferie all'anno. Si alzava prestissimo al mattino, accendeva i camino
e leggeva i miei libri, perchè lui non aveva potuto studiare, per
lavorare e mantenere la sua famiglia d'origine. Poi preparava il caffè e lo sentivo, dalla mia camera da letto, girare lo zucchero e fischiettare felice.
Poco
prima di recarsi al lavoro, svegliava me, perchè dovevo andare a
scuola, poi perchè studiavo all'università e, infine, perchè dovevo
insegnare in una scuola non vicinissima.
Quel suo risveglio sempre dolce...mi dava la carica per affronare nella giusta maniera la giornata.
Mi diceva che lavorare era il suo modo per pregare il Signore e ringraziarlo per quello che gli dava.
Le
sue mani erano sempre ruvide, piene di calli, arrossate dal freddo.
Solo quando si è ammalato, ho scoperto che aveva mani lunghe, lisce,
bianche.
Il suo esempio è la mia forza... |

Nel giallore temporalesco
le mie poesiucole
ricopiate su un quaderno di scuola
per te.
L'anima s'appiattisce
tra passato e presente
come un'avvinazzata corolla di papavero
- a ricordo d'un idillio di viaggio -
fra le pagine di una guida turistica.
Antonia Pozzi
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" Il primo amore
della sua vita. Adesso lo sa. Se l'è detto di notte, mentre guardava la
finestra su cui brillava di riflesso il lampione. Se l'è ripetuto:io
amo Emanuele e lui ama me. E quasiasi cosa succeda, continueranno ad
amarsi, perchè un incontro non si sceglie ma si prende come un destino
e quando è avvenuto, è compiuto per sempre..."
Da" Il treno dell'ultima notte" di Dacia Maraini Ho letto il ramanzo ad agosto...non era propriamente un libro da leggere
sotto l'ombrellone per le tematiche impegnative e scritte con uno stile
diverso da quello tipico della Maraini. E' un romanzo che elogia la libertà, denuncia le efferatezze perpetrate
dai totalitarismi del Ventesimo secolo e definisce il senso della
giusta memoria: i fantasmi malvagi del passato non sono sconfitti; si può costruire il futuro solo se i criminali sono condannati e le colpe espiate. |
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"Vi sono situazioni in cui
per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto,
istanti in cui l'identità dell'altro si cancella,
mentre, di riflesso,
dubitiamo della nostra."
(P.Citati)
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" Maria chiude gli occhi e cerca di raffigurarsi l'Afganistan: - Me lo immagino come un posto con molta sabbia. Pieno di montagne con la neve sopra. Sabbia e neve, anche se non c'entrano, non stanno mai insieme nei sogni di nessuno. Ma io vedevo sempre polvere, sabbia, mercati pieni di vento, lo stesso che da noi c'è sulle spiagge. E in lontananza la neve sui cucuzzoli. E poi turbanti, tante barbe. E vestiti che ti fanno scomparire, che a me sembravano persino belli. Belli da indossare quando non vuoi essere vista e apparire solo di stoffa. A volte vorrei poterli mettere qui, quando mi sento mi sento gli occhi di tutti appiccicati sulla faccia. Se sorrido, sorrido troppo e l'ho già dimenticato, se ho gli occhi abbuffati di lacrime, mormorano che devo finirla perchè piangere non me lo farà ritornare, se sono impassibile già emettono la sentenza: è impazzita di dolore. E vorrei coprirmi con quelle campane azzurre, con quei burqa."
Da "IL CONTRARIO DELLA MORTE" di Roberto Saviano
Maria è ancora giovane ed è già vedova dell'ultima guerra. Che non è quella studiata nelle scuole ma l'ultima, quella che noi chiamiamo "missione di pace".La maggior parte delle truppe inviate in tali missioni è composta da soldati meridionali. Più della metà dei caduti italiani sono meridionali. Al ritorno i reduci, spesso giovanissimi, investono tutti i loro risparmi in un bar o in un ristorante, in una attività che offra una qualche prospettiva di lavoro. Gaetano, il ragazzo di Maria era partito per l'Afganistan, per poterla sposare e per iniziare un mutuo. Lei diciassette anni, lui ventiquattro. Troppo pochi per rimanere inchiodata al dolore, pochissimi per morire in "una missione di pace". Quante Maria e quanti Gaetano ci sono sparsi per l'Italia? Non serve la retorica, non serve il silenzio. Solo una domanda: "Qual è il contrario della morte?" |
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"Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere
contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa e a pretendere, con ogni sua forza, quello che desidera".
Paulo Coelho |
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Chiaro cielo di settembre Illuminato e paziente Sugli alberi frondosi Sulle tegole rosse Fresca erba Su cui volano farfalle Come i pensieri d'amore Nei tuoi occhi Giorno che scorri Senza nostalgie Canoro giorno di settembre Che ti specchi nel mio cuore. attilio bertolucci
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I ricordi, i miei ricordi, cominciano da quel "Ciao" che ha fatto il mio destino....
Da qui cominciano i ricordi
e tu
vai via senza saperlo
ti viene fuori un "ciao" che sembra quasi dire...
"Sò già che starò male"
da qui cominciano i ricordi
io con te dentro volo
e tu mi sentirai passare
se devi andare vai
fai prima che puoi
no non ti voltare
da qui fotografo ricordi
Sei il mio primo pensiero
da quando apro gli occhi
nelle mattine che si accendono
su e giù fra pelle e cuore
fino a spaccarci dentro
fino a dimenticarsi e ritornare...
Ti ricordi davvero di me? O ti ricordi perchè?
I sentieri di pietra correvo
e ridevo a te
ti baciavo e sapevi di sale
e di cose belle da fare...
Ho un'immagine di te
opaca senza tempo
come una fotografia
da qui cominciano i ricordi
siedo fra l'erba e i fiori
e lascio gli occhi al tempo
così ritornano le tue parole
"ti aiuterò ad amare.."me lo dicevi piano"
fino a quel "Ciao" che ha fatto il mio destino
si il tuo destino
ti ricordi davvero di me come io ricordo di te?
E' la luce di semplici cose che illumina
ti ricordi che fare l'amore era dolce era forte
era Amore!
I sentieri di pietra correvo
e ridevo a te
ti ricordi davvero di me?
O ti ricordi perchè? biagio antonacci
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Ti conobbi crudele nel distacco.
Io ti vidi partire
come un soldato che va alla morte
senza pietà per chi resta.
Non mi lasciasti nessuna speranza.
Non avevi, in quel punto,
la forza di guardarmi.
Poi più nulla di te, fuorché il tuo spettro,
assiduo compagno, il tuo silenzio
pauroso come un pozzo senza fondo.
Ed io m’illudo
che tu possa riamarmi.
E non fo che cercarti, non aspetto
che il tuo ritorno,
per vederti mutata, smemorata,
aver noia di me che oserò farti
qualche amoroso e inutile dispetto.
Vincenzo Cardarelli
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Muore solo un amore che smette di essere sognato. pedro salinas |
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Andare via,
sempre più lontano dal
mondo e da sé. da "Cento haikù imperfetti" |
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"Non esiste un vascello veloce come un libro per portarci in terre lontane".
Emily Dickinson ...... e l'estate è il momento migliore per questi "viaggi".
Buona lettura a tutti |
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