
Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lassciarlo e seduti, alla porta del tempio, accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Perchè se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro,
se non potrà sfamare l'uomo del tutto, e se spremete l'uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E se anche se cantate come angeli, ma non amate il canto,
renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte.
da "Il profeta" di Gibran
Ho
imparato da mio padre ad amare il lavoro. Papà era un capo cantiere
edile...muratore, dall'età di 16 anni. Ha lavorato con tenacia, senza
mai lamentarsi della fatica. Mai un giorno d'assenza, pochissimi giorni
di ferie all'anno. Si alzava prestissimo al mattino, accendeva i camino
e leggeva i miei libri, perchè lui non aveva potuto studiare, per
lavorare e mantenere la sua famiglia d'origine. Poi preparava il caffè e lo sentivo, dalla mia camera da letto, girare lo zucchero e fischiettare felice.
Poco
prima di recarsi al lavoro, svegliava me, perchè dovevo andare a
scuola, poi perchè studiavo all'università e, infine, perchè dovevo
insegnare in una scuola non vicinissima.
Quel suo risveglio sempre dolce...mi dava la carica per affronare nella giusta maniera la giornata.
Mi diceva che lavorare era il suo modo per pregare il Signore e ringraziarlo per quello che gli dava.
Le
sue mani erano sempre ruvide, piene di calli, arrossate dal freddo.
Solo quando si è ammalato, ho scoperto che aveva mani lunghe, lisce,
bianche.
Il suo esempio è la mia forza... |